Our identity

During summer, on our little Mediterranean island, we’re usually busy with exhausting and long discussions about tourists, tourism and identity. Sardinia, by European standards, is quite uninhabited, with only one million six hundred thousand citizens, concentrated mainly in the south, around the city of Cagliari, or along the coast. The interior is characterized by extended areas with no towns or villages or with very little ones, where life could be quite similar to that of my grandparents. During summer tourist presence can be important and particularly in coastal areas, communities and the environment feel the pressure.

This particular condition and our history too, fulfilled with domination and more recently with emigration to avoid misery and famine, has led us to peculiar feelings towards foreigners. It’s a struggle between our profound sense of hospitality, sometimes too clingy too and the misleading sensation of being the only population with an identity. We reject the idea that every nation or region has its uniqueness, claiming that Sardinia is the only, the truly unique one.

A nuraghe

A nuraghe in the countryside – un nuraghe nella campagna

I look at all these discussions, repeating every year, and I find that the issue is not proposed in the right way. I think everybody has a particular bond with the country he’s from though not every time a good one. With Sardinia being an island and with its precise boundaries defined by the sea, I’m aware that here it’s maybe easier to grow this feeling of identity. Just like all other islanders around the world.

I think than better than claiming our uniqueness we should really be able to live it. So, yes I think Sardinia is unique, I’m sure of this. It’s a strange land, oppressed but never tamed, archaic and crude. With a strong energy in its natural elements: strong wind, ancient rocks, its scents of macchia mediterranea and its tastes of the sea (see Sea urchins and a piece of bread too) and the countryside (read more on An unusual Sunday). Everything is defined, with no half-mesures. You can fall in love with this or hate it. It depends on what are you looking for.

White flowers of Myrtle

Myrtle flowers at the beginning of summer

Fresh vegatables

Fresh food from the vegetable garden

When I was a child, I usually spent part of my summer holidays in Lombardy, a northern Italian region where my mother was born. I liked it very much, I liked travelling and everything seemed to me a new adventure. It was lovely to meet my cousins after one year, changing habits and landscape. But in same way, also as a child as I was, I felt clearly the differences between my usual routine days in Sardinia and the ones I spent on holiday.

The time was scheduled and I remember eating at noon and at seven, seven thirty p.m. In Sardinia, at the same time, we were losing ourselves in some new game, in big groups of children of the neighbourhood. Our playing followed the season’s rhythm and we enjoyed the day until dusk.

The food too was different: fewer strong tastes and smells, above all for children. There was plenty of boiled potatoes and ham, boiled rice with butter and parmesan that I still adore today! It was as if life was tamed and I was able to perceive it, in same way.

Salumi ripening

Ripening hand made salumi

This comparison between Sardinia and Lombardy and the chance to have been brought up somewhere in the middle between these two different ways of life, helps me to feel more clearly all the beauty to live here but also to understand how the Sardinian perception could be misleading and suffocating.

Since beginning working with tourists, years and years ago, our relationship with people we’ve met has been sincere. We have really shared experiences with people coming with us paying a lot of attention to everyone’s needs and growing awareness of the value of our environment, culture and traditions. In a lively way and with great respect for every person we worked with, because we live here and we’re not telling stories about someone else. And then yes, of course, it may happen that you find someone who isn’t on the same wavelength as you, but it’s quite unusual and compared with all the interesting people we’ve met I think it’s worth it.

Goloritzè

Cala Goloritzè

Durante l’estate, sulla nostra piccola isola mediterranea siamo solitamente impegnati in lunghe e estenuanti discussioni sui turisti, sul turismo e sul concetto di identità. La Sardegna, per gli standard italiani, è una terra poco abitata, contando solo un milione e seicentomila persone, concentrate perlopiù al Sud, attorno alla città di Cagliari, o lungo la fascia costiera. L’interno è caratterizzato da estese aree disabitate o con piccoli centri, dove la vita trascorre abbastanza simile a quella che hanno vissuto i miei nonni. Durante l’estate, invece, la presenza dei turisti si fa importante e soprattutto nelle aree costiere, le comunità e gli ambienti avvertono una certa pressione.

Questa condizione particolare, insieme alla nostra storia costellata di dominazioni e più recentemente segnata dall’immigrazione, per sfuggire alla miseria e alla fame, hanno condotto i sardi ad elaborare un sentimento particolare nei confronti dei “forestieri”. E’ una lotta fra il nostro profondo senso dell’ospitalità – qualche volta anche troppo “appiccicoso” – e l’impressione fuorviante di essere l’unica popolazione con un’ identità. Respingiamo con forza l’idea che ciascuna nazione o regione abbia la sua unicità, affermando che la Sardegna sia la sola, veramente unica.

Ascolto queste discussioni, che si ripetono puntuali tutti gli anni e trovo che la questione non sia posta nel giusto modo. Penso che ciascuno abbia un legame particolare con il suo paese d’origine, anche se non sempre positivo. In Sardegna, l’insularità e I confini precisi, definiti dal mare che ci circonda, secondo me favoriscono un sentimento identitario. Esattamente come per tutti gli altri isolani in giro per il mondo.

Penso che piuttosto che cercare di affermare la nostra unicità, dovremmo viverla. Certo, anche io penso che la Sardegna sia veramente unica, ne sono certa. E’ una terra strana, oppressa ma mai domata, arcaica e rude. Con un’energia potente, evidente nei suoi elementi naturali: i venti forti, le rocce antiche e i profumi della macchia mediterranea. I sapori decisi del mare (leggi di più in Sea urchins and a piece of bread) e della campagna (An unusual Sunday). Tutto è netto, non ci sono mezze misure. Si può solo amare perdutamente od odiare con forza. Dipende da quello che si va cercando.

Quando ero bambina, solitamente trascorrevo una parte delle mie vacanze estive in Lombardia, una regione del nord Italia dove è nata mia madre. Mi piaceva molto, mi piaceva viaggiare e tutto mi sembrava un’avventura. Era bello incontrare di nuovo i cugini dopo un anno, cambiare abitudini e paesaggio. Ma, nello stesso tempo, anche da bambina, avvertivo chiaramente la differenza fra le mie giornate in Sardegna e quelle trascorse in vacanza.

La giornata era pianificata e mi ricordo di aver pranzato a mezzogiorno o cenato alle sette, sette e trenta. In Sardegna, in quell’orario, sarei stata persa in qualche nuovo gioco, con la tribù di bambini del vicinato. I nostri giochi seguivano il ritmo delle stagioni e d’estate era d’obbligo godere la giornata fino al tramonto.

Anche il cibo era diverso: meno gusti e meno profumi forti e decisi, soprattutto per noi bambini. Molte patate lesse, prosciutto cotto, riso bianco con burro e parmigiano, che peraltro adoro anche oggi! Era come se la vita fosse addomesticata e io lo percepissi, in qualche modo.

Questo confronto fra Sardegna e la Lombardia e la fortuna di essere cresciuta a metà strada fra questi diversi stili di vita, mi aiutano a sentire chiaramente la bellezza di vivere qui, ma anche a capire come la percezione dei sardi possa essere fuorviante e soffocante.

Da quando abbiamo iniziato a lavorare con I turisti, ormai parecchi anni fa, abbiamo cercato di costruire relazioni sincere con le persone incontrate. Abbiamo veramente condiviso esperienze con chi è stato con noi, cercando di essere sempre attenti ai bisogni di ciascuno e diventando sempre più cosapevoli del valore dei nostri ambienti naturali, della nostra cultura e tradizione. In modo vitale, perchè noi viviamo qui il nostro quotidiano, ne abbiamo condiviso il racconto, con grande rispetto per tutte le persone con cui abbiamo lavorato. E certo, naturalmente negli anni ci è capitato anche di incontrare qualcuno che non era sulla nostra lunghezza d’onda, ma è successo raramente e in compenso abbiamo incontrato tante persone interessanti e questo è quello che vale.

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